Sembrava un tartufo – Prefazione e Parte Prima

Prefazione

Dopo oltre tre anni dentro delle scatole, frutto del mio ultimo trasloco, decido di inserire in Anobii il contenuto delle stesse, ossia la mia collezione di romanzi e riviste di fantascienza, prevalentemente della collana Urania Mondadori, in gran parte letti negli anni ’80.

Ho una scarsissima propensione a rileggere i miei libri, ma forse anche sotto la spinta della crisi economica, ho riletto per la prima volta l’anno scorso un romanzo di fantascienza, e ora, che ho ritirato fuori le mie scatole ne ho letto un altro  ed ne ho iniziato un terzo.

La cosa che più mi ha sorpreso è che non ricordo assolutamente niente di quanto avevo letto. Per ora nemmeno la più pallida sensazione di dejavu, niente di niente!

Il “terzo”  è una antologia di racconti brevi di Isaac Asimov, Il vento è cambiato pubblicato nel 1984 nella collana Urania (n. 986, titolo originale: The Winds of Change and Other Stories -1983).

Fra questi racconti ho letto anzi riletto  Good Taste (Buon Gusto), un racconto breve scritto nel 1976. che mi è rimasto più impresso degli altri sette letti al momento (in totale sono 17).

Isaac Asimov, Cover of the Good Taste, 1976

Isaac Asimov - Good Taste Copertina originale da http://www.libraries.wvu.edu

Chawker Minore ritorna dal suo “Gran Viaggio”, che comprende la visita della Terra, nella sua casa natale su Gammer, uno dei molti satelliti artificiali orbitanti attorno alla Luna. La bigotta societò di Gammer specializzata nella produzione di aromi e cibi artificiali, basa tutta la sua cucina sulla coltivazione di una particolare specie di fungo, chiamata la Pietanza. Questa Pietanza viene condita con svariati aromi artificiali ed esportata in tutti i mondi. I gammeriani disprezzano tutti i “prodotti della terra” e si fanno vanto della loro capacità di generare nuove spezie ed aromi artificiali. Ogni anno si svolge un Grande Concorso,  dove i migliori esperti di gusto e di aromi si sfidano, anche con l’aiuto di computer, nella ricerca di nuovi piatti. Chawker Minore, che ha un grande talento naturale di degustatore, decide di partecipare nonostante la contrarietà della sua famiglia e la partecipazione di suo fratello maggiore.  Vuole dimostrare che anche gli altri mondi non rappresentano culture inferiori e che possono offrire prodotti validi. Nel suo viaggio sulla Terra ha scoperto l’aglio, e lo inserisce fra le spezie utilizzate per preparare il Piatto con il quale concorre. Con grande sorpresa di tutti il suo Piatto vince con decreto unanime dei giudici, che dicono di non aver mai assaggiato un piatto migliore di quello. Gli ingredienti vengono normalmente tenuti segreti ma Chawker Minore svela il suo segreto. Si aspettava in questo modo di convincere tutti che anche gli altri mondi non erano inferiori a loro. Ma la società gammeriana è troppo chiusa e troppo ipocrita per ammettere i propri errori e al giovane viene imposto l’esilio.

E mi è venuta voglia di provare a scrivere un racconto breve sullo stesso tema alimentare.  A questo punto l’incauto lettore capitato da queste parti potrebbe pensare di trovarsi di fronte un racconto già pronto, invece al momento c’è solo il titolo e nella mia mente un abbozzo della trama, forse le prime righe che stanno man mano prendendo vita ….

Parte prima

Ottavio Visura viene da una famiglia povera. Penultimo di nove figli non ha un infanzia facile, ma fin da piccolo mostra un certo interesse per la cucina e per i fornelli, al punto  di essere deriso dai fratellini quando si offre di aiutare la mamma a cucinare.

A scuola è bravino, ma niente di speciale. Finita la terza media la famiglia non si può permettere di fargli continuare gli studi e così si ritrova a fare il garzone presso un fornaio. E’ un ragazzino sveglio e vivace, ma, Antonio,  il fornaio, mal sopporta le sue continue domande sulla preparazione dell’impasto e su cosa succederebbe se si variassero le dosi o si aggiungesse un certo ingrediente.  La sua risposta è sempre la stessa: «mio nonno faceva l’impasto così, mio padre anche, perché mai dovrei cambiare qualcosa» . Questa frase è spesso preceduta o seguita da uno scapaccione che a volte manda a gambe all’aria l’ancora gracile Ottavio.

Un giorno, mentre torna a casa, nota un cartello sulla porta della Trattoria “Da Emilio”:

CERCASI AIUTANTE PER LA CUCINA.

Senza  fermarsi a riflettere entra di corsa, chiedendo del proprietario. Questi, Emilio, lo accoglie  con una mezza risata, deridendolo per la sua giovane età ed il suo fisico mingherlino, ma di fronte all’entusiasmo di Ottavio accetta di prenderlo in considerazione. E rimane stupido della conoscenze culinarie del ragazzino, che in pratica ha imparato tutto quello che la mamma sa sulla cucina. Insomma il posto è suo, ma ci vuole il consenso dei genitori.

A casa la sua scelta viene accolta come una vera e propria bravata. Il padre, Michele,  proprio non riesce ad immaginare il motivo per il quale il figliolo vuole lasciare il forno del suo amico Antonio, che gli aveva fatto un grande favore ad accoglierlo. La rabbia del padre è incontenibile e dopo un primo ceffone, solo l’intervento della madre e della più grande delle sorelle impedisce ad Ottavio di subire una punizione più severa. Ma Michele, nonostante qualche accesso d’ira, è un buon uomo e vuol bene al figlio. E la determinazione di questi, anche di fronte alla sua rabbia, lo convince ad andare da Emilio.

Il gestore della trattoria gli dice di essere  rimasto colpito dalla passione del figlio per la cucina e che, se anche al momento ha bisogno solo di uno sguattero, ha grande fiducia nelle possibilità del ragazzo. Poi passa da Antonio, il fornaio, che gli confessa di non poterne più della curiosità di Ottavio e che quindi lo lascia andar via volentieri.

Ottavio ha da poco compiuto quindici anni quando comincia a lavorare da Emilio. I primi tempi i fornelli li vede solo quando li deve pulire, e le uniche pietanze con cui ha a che fare sono quelle che lava via dai piatti sporchi o gli avanzi che gli vengono dati come cibo. Il ragazzo sgobba duramente per cercare di guadagnarsi la stima di Emilio, ma sono mesi duri quelli che si trova ad affrontare. A volte torna a casa così stanco che crolla vestito sul suo letto.  Altre volte si addormenta leggendo un vecchio libro di ricette e immaginando le modifiche che potrebbe apportare.

La domenica è felice quando la mamma Luisa si lascia aiutare in cucina e anche i suoi fratelli, cominciano ad apprezzare questo sua talento da femminuccia.

Un freddo giorno di febbraio, arriva l’opportunità che aspettava da tempo: uno degli aiutanti del cuoco, deve partire per il servizio militare e serve un sostituto.

Matteo Siddi, il cuoco, preferirebbe un aiutante già esperto, ma lo stesso Emilio lo rassicura sulle potenzialità di Ottavio, scaricando il cuoco da ogni responsabilità.

Il ragazzo è entusiasta ma paga la sua inesperienza sulla sua pelle, spesso si ustiona in maniera abbastanza seria o si fa dei tagli profondi. Ma tiene duro senza lamentarsi e man mano comincia ad essere apprezzato da tutti per il suo impegno e la sua precisione.  Ha già imparato a sua spese che non sono gradite variazioni nei piatti che a volte gli danno da preparare e nonostante dentro di se abbia una voglia matta di provare questo o quello, cerca di fare quanto gli viene chiesto tenendo a freno la sua fantasia.

Sono ormai tre anni che fa l’aiuto cuoco, e sta già cominciando a pensare di andar via per trovare uno sfogo alla sua fantasia. Anche a casa, seppur sempre più apprezzato, non solo per  il piccolo gruzzolo di denaro che tutti i mesi porta nel bilancio familiare, non gradiscono molto le sue variazioni alla cucina casalinga della madre.

Un pomeriggio di luglio, Matteo e Enrico hanno una violenta discussione per motivi economici. Matteo vorrebbe un aumento che Enrico non gli vuol dare. L’orgoglioso cuoco sardo non sa accettare il rifiuto, per lui immotivato. Da più di dieci anni è l’anima della trattoria, sempre molto affollata. Enrico ormai da anni in cucina non mette più bocca, troppo impegnato a intrattenere i clienti migliori e ad occuparsi della cassa.
Dopo il netto rifiuto di Enrico Matteo se ne va sbattendo la porta.

«Non ho bisogno di te» gli grida dietro Enrico, ma in cuor suo sta già cominciando a pentirsi della sua scarsa diplomazia. La cucina era il suo regno quando, trent’anni prima decise di aprire la trattoria, ma ora si sente spaesato. Per un paio di giorni, per giunta i più tranquilli della settimana, prova a star di nuovo dietro alla cucina, ma quando si presenta alla cassa con un pentolino di olio bollente in mano si accorge di non potercela fare. Ci vuole un nuovo cuoco: ci sarebbe Ottavio ma ha a volte ha delle idee così strane. Il caso vuole che si presenti un ragazzotto, Luigi,  che dice di cercar lavoro come apprendista cuoco. Viene da un istituto alberghiero, fresco di diploma,  ma non ha nessuna esperienza. La decisione è presa – pensa Enrico, che vede l’arrivo di quel ragazzo come un segno del destino.

Comunica ad Ottavio la decisione di assumerlo come Cuoco, ma in prova e senza variazione di stipendio.

«Mi raccomando»  gli dice  «tieni a bada la tua fantasia e  segui la tradizione del locale, altrimenti ritorni a fare lo sguattero. Oggi ho assunto un nuovo aiuto cuoco che ti darà una mano».

Parte Seconda
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Pubblicato su racconto
5 comments on “Sembrava un tartufo – Prefazione e Parte Prima
  1. justtoplay ha detto:

    Avevo in mente la trama di un racconto di fantascienza. Quello che ho scritto precede la trama che avevo in mente … lo svolgimento mi ha preso la mano!

  2. […] in attesa di riuscire a scrivere il seguito di Sembrava un tartufo ho deciso di raccogliere e quindi pubblicare su questo blog i miei precedenti tentativi di […]

  3. […] Arriva la seconda, tormentata, parte del mio racconto. Tormentata perché il racconto ha vita propria e non ne vuol sapere di andare nella direzione inizialmente prevista. Alla fine però, al tartufo ci sono arrivato!. Al momento l’idea è quella di farne più un racconto fantastico che di fantascienza, ma a tratti comincio a pensare che qualcosa si è impossessato di me e che sto raccontando una storia vera!  La terza ed ultima parte dovrebbe svelare l’arcano finale di questo racconto (i maligni penseranno sicuramente che “arcano destino” è un sinonimo di cestino)   Per chi non l’avesse letto:  Prefazione e Parte  Prima […]

  4. […] chi non le avesse lette:  Prefazione e Parte  Prima, Parte […]

  5. […] chi non le avesse lette:  Prefazione e Parte prima, Parte seconda, Parte […]

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